Scritto da: GameMaster il 20 March 2008

Labyrinth Lord

Un atto d’amore verso il gioco che, nel bene o nel male, è stato il primo passo ruolistico per tanti di noi o solo una bieca operazione commerciale, seppure in piccolo? L’autore propende per la prima ipotesi.

Col nome “Fantasy Heartbreaker” Ron Edwards, di fama forgita definì, in una coppia di ormai classici articoli, tutti quei giochi indie frutto di sudore, passione, e risparmi di una vita dilapidati da parte di singoli appassionati che, cercando di migliorare ADnD spesso danno come risultato un gioco barocco e spesso meno giocabile di Advanced Dungeons And Dragons, seconda edizione.

Nel corso degli anni ’90 ne sono usciti una media di uno all’anno e, con la stessa media, altri ne sono usciti: tomi imponenti, begli scarrafoni a’ mamma che avranno fatto venire i lucciconi agli occhi agli autori, e fatto scappare i niubbi che si chiedevano ma che cos’è un gioco di ruolo?. Benedetto sia il print on demand tipo http://lulu.com, quindi: se non altro, ha tolto a costoro l’incombenza di svenarsi per stampare un qualche migliaio di copie e preoccuparsi dove metterle.

Poi è arrivato il D20, che (e diamoglielo, come merito!) ha fatto un po’ piazza pulita di queste cose. Grazie al regolamento finalmente migliorato (non di troppo), grazie alla OGL e alla possibilità di copiarsi e modificarsi a piacimento il regolamento di base, anche il processo di cosidetto miglioramento del gdr più noto e conosciuto al mondo è stato incanalato in una corrente ben nota. Siccome il regolamento è passato da ‘na fetecchia a quasi passabile, l’esigenza di “migliorarlo” è calata, e ci si è limitati a dei lavori di fino e di cesello, promossi spesso e volentieri da case editrici affermate. E il cerchio si è chiuso.

Chiuso? Calma un attimo.

Passato il vento generale del questo è un regolamento di merda, miglioriamolo, diversi si sono resi conto che, per quanto ignobili dal punto di vista simulativo, alcuni regolamenti erano abbastanza leggeri da poter essere comunque giocabili anche in questa epoca di story-oriented roleplaying game. Uniamo poi l’effetto nostalgia che un quarantenne inizia ad avere verso il passato ed ecco una nuova ondata di fantasy heartbreakers.

Non più votati al rifacimento del regolamento, questi puntano all’immediatezza dei vecchi tempi andati, dove in dieci minuti ti facevi il personaggio, il regolamento era semplice, il master non si trincerava dietro pretese artistiche (al limite si ispirava a Tex Willer, e il massimo che ti poteva capitare erano i PNG che esclamavano: “Tizzone d’inferno!”) e iniziavi a giocare. Retrogaming. L’immediatezza di Pacman contro Zone of the Enders 2, che è indubbiamente bellissimo, fighissimo e che ha un’apposita fase di addestramento per familiarizzarsi col mech. Questo era, e rimane ancora, il pregio della mitica “scatola rossa”.

Come conseguenza, sono usciti TRE, DICONSI TRE giochi ispirati al DnD dei tempi d’oro. Tutti gratuiti, tutti pubblicati sotto OGL, tutti disponibili in formato stampato su richiesta.

Parlerò di uno dei due, Labyrinth Lord. Già il nome evoca alla lontana “il gioco di ruolo fantasy più famoso del mondo :-) “. Più che alla scatola rossa (l’edizione di Frank Metzer, del 1983), si ispira all’edizione del compianto Tom Moldvay del 1981, mai tradotta in italiano (ma che il master di cui sopra possedeva, in forma tradotta amatorialmente — tale era nel 1987 la trasmissione della conoscenza ruolistica). Per chi è abituato alla scatola rossa, le differenze, dal punto di vista del regolamento, sono poche; illo tempore, io non ne vidi. Per cui, possiamo quasi tranquillamente affiancarlo al rosso parallelepipedo del mito ruolistico.

Il gioco si presenta come un PDF di 135 pagine, scheda del personaggio compresa, e sin dalla prima, il feeling anni ’80 traspare in tutto il suo fulgore. Se la qualità delle illustrazioni non è altissima in senso assoluto, essa è consistente con lo standard dell’epoca, e non manca di un certo fascino. Ad esempio, il drago di pietra nel frontespizio è, nel suo bianco e nero fumettistico, bello ed evocativo.

Ma passiamo al regolamento. Forte del fatto che non è possibile porre le regole sotto copyright, l’autore si è riscritto in toto il gioco, regola per regola. Le classi sono quelle canoniche. Gli incantesimi sono quelli. Pure i mostri sono quelli.(Rugginofago, fai ciao con le tue appendici maledette!). La differenza sostanziale che salta agli occhi, a parte l’impaginazione diversa, è che Labyrinth Lord è un gioco completo. Non occorre scaricarsi basic, companion, ecc. Va dal primo al ventesimo livello.

E, come pacman, il suo fascino è rimasto intatto. No frills, e via che si gioca.

Ora, la quarta edizione sta per uscire, più miniature-oriented che mai, con tutto il suo carico di manuali da ricomprare (altro che mutui subprime) e con la OGL buttata nel cesso, tant’è vero che diverse case editrici hanno dei dubbi su un eventuale supporto di terze parti verso la nuova edizione.

Io dico solo questo: dungeonari, fatevi un favore. Risparmiatevi 100 e più Euri. Scaricatevi e stampatevi Labyrinth Lord, piuttosto. Se volete un wargame, ce ne sono di migliori ad un prezzo inferiore. Per riempire di mazzate coboldi e goblin, basta anche questo semplice PDF che costa poco e trasuda vera passione.

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...E, nel caso pensiate che mi stia dimenticando qualche cosa, vi sbagliate: L'interpretazione è la miglior simulazione!