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domenica 12 ottobre 2008

Dungeon Squadron


Partendo da Dungeon Squad come base, Andrea "Raybourn" Carloni ha creato Dungeon Squadron, espandendolo di poco e raccogliendo il tutto in un PDF di 11 pagine, liberamente scaricabile.




Due parole sul gioco: Dungeon Squad nasce come gioco creato per giovani giocatori con un tempo di attenzione molto breve che richiedono molta azione e divertimento, con parecchio dice rolling e con personaggi generabili in tre secondi.

Insomma, il distillato del dungeon crawling, talmente buono che si è meritato pure un thread su Dragonfoot, sito dedicato alle vecchie versioni di diendì...

Il buon Raybourn ha preso il gioco, ci ha aggiunto un po' di cose sue, ha shakerato ben bene e quindi ci delizia con il primo adattamento italiano di Dungeon Squad.

Signore e signori, eccovi Dungeon Squadron. E se pensate che il gioco sia "lacunoso" e/o "incompleto", beccatevi una piccola recensione nella recensione, direttamente dall'autore:

''Questo gioco non ha certo la completezza tra i suoi pregi; è stato scritto con
l'intento di avere un sistema semplice ed intuitivo, per quei momenti in cui si
ha voglia di giocare ma non ci si può permettere un gioco completo.
Nonostante questo sono convinto che possa reggere anche campagne lunghe,
a patto che il GM sia di quelli a cui piace creare da se gli elementi del gioco.
Dentro questo giochino scorre una certa filosofia di costruzione dei regolamenti
che ha più a che fare con gli albori dell'hobby, che con i prodotti attuali. I primi
gdr avevano regole che oggi noi definiamo lacunose, noi infatti non riusciamo a
comprendere che era quello il loro pregio. Ogni GM era considerato, dagli
scrittori stessi del gdr, come un designer ed era chiamato a fornire quelle
regole che mancavano. In pratica il gioco era intriso del buon senso del GM,
che non solo riusciva a chiudere tutti i buchi, ma permetteva anche una
migliore esperienza ed equità.
È opinione comune che i giochi di un tempo fossero tutti centrati sul
combattimento, perché fornivano regole solo per quello. Io penso che questa
sia una falsità, i giochi di un tempo lasciavano ai dadi quello che era divertente
fare con i dadi, quello che era divertente fare con l'interpretazione lo
lasciavano all'interpretazione.''

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